giovedì 25 febbraio 2010

Dio e la grande pittura

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La grande pittura dà l'impressione che Dio sia in contatto con un punto di vista sul mondo, con una prospettiva, senza che né il pittore né chi ammira il quadro s'intromettano a turbare il faccia a faccia. Da qui il silenzio nella grande pittura.
Per questo non c'è grande pittura senza santità o qualcosa di molto simile.
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Simone Weil
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Sandro Botticelli, La nascita di Venere

Stuart Kauffmann: "Dio esiste, parola di biologo"

"Si manifesta nell'infinita creatività dell'Universo".
"Sta nascendo un nuovo paradigma della conoscenza che supererà l'incantesimo di Galileo"
24/2/2010 - LASTAMPA.it - SCIENZA
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Quattrocento e uno anni dopo la prima osservazione della Luna compiuta da Galileo, è arrivato il momento di «rompere il suo incantesimo». Non è un neo-inquisitore a spiegarlo, ma il contrario: è Stuart Kauffman, biologo e teorico della complessità, esempio perfetto di celebrità made in Usa. Ha scritto «Reinventare il Sacro» e ai colleghi propone un terremoto concettuale, basato sul teorema scientifico di un dio panteista, identificato con le impetuose metamorfosi del tutto, dai microbi alle galassie.
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Professore, perché la scienza «classica» non basta e avrebbe bisogno di un cambio di prospettiva?
«Il perché me l’ha ispirato il mio quasi omonimo Gordon Kaufman, teologo a Harvard: l’unica idea che oggi abbia teologicamente senso - sosteneva già un decennio fa - è rinunciare al concetto di un dio soprannaturale e sostituirlo con quello che l’Universo sia naturalmente creativo. Io sono arrivato allo stessa conclusione, ma attraverso la scienza».
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Dalla religione ai laboratori: com’è possibile?
«Con una battaglia contro la visione standard che si è affermata da Newton in poi, il riduzionismo: data una serie di leggi, come quelle della meccanica celeste, tutto avviene in rapporto alle leggi stesse. E’ la concezione dominante, che non è venuta meno neanche con l’avvento della meccanica quantistica e, quindi, con Bohr e Schroedinger, fino a grandi menti come Steven Weinberg. Se loro hanno ragione, l’Universo non può essere creativo. Il mio saggio, invece, sostiene una tesi radicalmente diversa, rompendo, appunto, l’incantesimo galileiano: non è vero che tutto ciò che accade sia descrivibile con le leggi naturali».
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Molti scienziati non sono d’accordo: può fare un esempio?
«Lo farò con una domanda: è possibile immaginare in anticipo tutti i pre-adattamenti darwiniani degli umani?».
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La sua risposta è un «no» secco, esatto?
«Infatti. Pensiamo al cuore. La sua funzione evidente è pompare sangue, ma si può aggiungere che emette anche suoni regolari, i battiti. E allora Darwin ribatterebbe che comunque non si tratta di una funzione. Il cuore è stato selezionato per far circolare il sangue ed è questa capacità ad avere conferito un vantaggio selettivo agli organismi dotati di un cuore. Ecco il mio punto, che nasce dallo stesso Darwin: il suono martellante potrebbe rappresentare un “passo ulteriore”, ma in un ambiente diverso da quello che conosciamo e, quindi, stiamo parlando di un pre-adattamento, una trasformazione di cui non si può ancora prevedere l’esito evolutivo. E’ ciò che nel XX secolo è stato definito come “exaptation”».
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Si riferisce alla presunta incapacità della selezione di «governare» le fasi incipienti di strutture complesse?
«E’ così. Un altro esempio è la vescica natatoria dei pesci. I palentologi sostengono che nacque come un pre-adattamento da pesci dotati di polmoni e che, quindi, l’organo si sviluppò in una fase successiva, quando acqua e aria si mescolarono. E di conseguenza le mie domande sono due. Prima: siamo di fronte all’emergere di una funzione che non esisteva? Sì, quella della stabilizzazione in acqua. Seconda: ha contribuito a cambiare i modi in cui la biosfera si è evoluta? Sì, certamente. Sono nate tante nuove specie di pesci. E di consegenza è cambiata anche la storia dell’Universo ed è qui che si torna alla questione cruciale, a cui ho accennato prima: sarebbe stato possibile prevedere tutti i pre-adattamenti darwiniani per tutti gli organismi oggi esistenti? La risposta è: no! Non si può prevedere l’emergere della vescica natatoria a partire dalla fisica e tantomeno si può simulare l’evoluzione della biosfera: non solo non sappiamo che cosa accadrà, ma nemmeno ciò che può accadere. Ed è qui che arrivo alla conclusione».
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La spieghi: pensa così di ristabilire il contatto tra scienza e fede che oggi sembra irrimediabilmente spezzato?
«Se definiamo “legge naturale” la descrizione di processi regolari, può esisterne una per spiegare l’emergere della vescica natatoria? No. La sua manifestazione non vìola nessuna legge, eppure allo stesso tempo si spinge al di là. Ecco il punto del mio saggio: il dispiegarsi dell’Universo non è completamente descrivibile attraverso le leggi “standard” ed è il motivo per cui il riduzionismo è inadeguato. Non spiega l’innata creatività naturale che anima ciò che ci circonda e questo vale non solo per la biologia, ma anche, per esempio, per la storia o l’economia».
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Come reagiscono i suoi colleghi a queste che sembrano provocazioni?
«La scienza non è in grado di conoscere e dedurre tutto e questa incapacità frantuma le barriere tra scienza e arte e ogni altra manifestazione del pensiero. La scienza è solo uno degli strumenti di conoscenza in un mondo di cui ignoriamo gli esiti. La conseguenza è profonda: c’è bisogno di un secondo Illuminismo che tenga conto dei diversi aspetti della nostra umanità e contribuisca a una civiltà globale diversa dall’attuale, capace di opporsi ai fondamentalismi. E non mi riferisco a un’unica realtà omogenea, ma a un’ecologia di civiltà che coevolvono insieme e condividono un senso del sacro che va oltre l’adorazione di una ristretta razionalità. Dio diventa la creatività dell’Universo, in cui siamo immersi e di cui facciamo parte».
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GABRIELE BECCARIA
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Chi è Stuart Kauffman
Biologo
RUOLO: È PROFESSORE ALLA TAMPERE UNIVERSITY OF TECHNOLOGY E ALLA UNIVERSITY OF VERMONT
IL LIBRO: «REINVENTARE IL SACRO» CODICE EDIZIONI
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Nella foto in alto: Mission to Jupiter

mercoledì 24 febbraio 2010

La fisica dei quanti e la ricerca di Dio

I cosmologi di oggi, richiamandosi alla cosiddetta "fisica dei quanti", cercano di rendere ragionevole l'idea teologica di una creazione dal nulla dell'universo.
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I teologi affermano che l'universo ha molti tratti "contingenti". Intendono dire che presenta dei fenomeni che devono essere spiegati con il richiamo a qualcosa d'altro, con delle cause esterne all'universo. Certamente l'esistenza degli esseri umani, come quasi tutto ciò che possiamo osservare nell'universo, è, in questo senso, contingente.
Dunque, ci deve essere stato un atto di intellegenza che ha selezionato l'enorme varietà di universi possibili. Deve essere stato, in qualche modo, "scelto" un universo, o una gamma ristretta di universi. Non é illecito ritenere che questa selezione si situi al di fuori o al di là del dominio della fisica, nello spazio della metafisica. Così da un punto di vista religioso si può dire che questa selezione è stata fatta da Dio. Molti scienziati non amano questa spiegazione ed affermano che dobbiamo ricercare un meccanismo di selezione del tutto interno all'universo.
I cosmologi di oggi, però, si richiamano alla cosiddetta "fisica dei quanti" e con essa cercano di rendere ragionevole l'idea teologica di una creazione dal nulla dell'universo. La fisica dei quanti si basa sul cosiddetto "principio di indeterminazione" di W. Heisenberg. Questo principio ci dice che tutto ciò che può essere misurato o osservato è soggetto a fluttuazioni spontanee: possono accadere, cioé, cambiamenti improvvisi senza ragione alcuna. Possiamo osservare in laboratorio come il fenomeno dei quanti faccia accadere delle cose senza ragione apparente. Ad esempio, il decadimento di un nucleo radioattivo è qualcosa che accadrà in un certo momento particolare senza ragioni apparenti. Noi non possiamo dire in anticipo perché o quando il nucleo decadrà, perché ciò accade in un momento piuttosto che in un altro. In altre parole, per la fisica dei quanti c'è una imprevedibilità inerente alla natura. Diviene così possibile per la prima volta concepire un universo che nasce per una sorta di fluttuazione quantistica: la sua origine è un evento senza causa.
Nella fisica pre-quantistica non era concesso avere degli eventi senza cause. Tutto ciò che avveniva nell'universo doveva avere una causa antecedente ben definita, mentre nella fisica quantistica è possibile che si producano degli eventi senza una causa antecedente ben definita. Se questo evento è la nascita dell'universo, esso non costituisce più per noi un problema: l'universo semplicemente nasce venendo fuori dal nulla.
Dobbiamo ricordarci che già molti secoli or sono Sant'Agostino diceva che il mondo é nato con il tempo e non nel tempo. E' degno di nota che la moderna immagine cosmologica riprenda questo punto di vista. Oggi sappiamo che spazio e tempo sono parte dell'universo fisico e sono nati con esso. Vorrei esprimere la cosa in questi termini: prima di Einstein si era portati a pensare allo spazio e al tempo come ad un'arena in cui si rappresentava il grande dramma della natura. Noi sapppiamo ora che spazio e tempo appartengono in effetti al "cast" di questo dramma: essi stessi partecipano al dramma, sono attori nel grande dramma della natura che si svolge di fronte a noi.
Non si può davvero parlare della nascita della materia senza parlare della nascita dello spazio e del tempo. L'idea della nascita del tempo é molto originale. Essa comporta una conseguenza: domande del tipo "Cosa accadde prima del "big bang"?", oppure "Che cosa ha causato il "big bang"?", risultano prive di significato, perché non c'era un "prima", non c'era una causa antecedente come la intende la fisica tradizionale.
Inoltre, se spazio e tempo sono elementi dell'universo, possono essere allungati e accorciati perfino in laboratorio. Possiamo manipolare spazio e tempo allo stesso modo in cui possiamo manipolare la materia. Se essi sono parte, per usare un termine religioso, della "creazione", allora devono esser stati creati. Io personalmente non credo che ci sia modo di dare un senso al mondo senza supporre che spazio e tempo, nel "big bang", siano stati creati con la materia e l'energia originarie.
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Tratto dall'intervista "Riflessioni sulla cosmologia contemporanea"
Venezia, Università Ca' Foscari, sabato 16 dicembre 1989

martedì 23 febbraio 2010

Libreria Editrice Vaticana, "Tra filosofia e mistica. Tommaso di Gesu'", di Elisabetta Zambruno

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Mercoledì 24 febbraio 2010, alle ore 14.30, presso la Sala Negri da Oleggio dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Largo Gemelli 1 a Milano, si terrà la presentazione del volume di Elisabetta Zambruno “Tra filosofia e mistica. Tommaso di Gesù” pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana. Dopo il saluto del Magnifico Rettore interverranno il Prof. Domenico Bosco, Ordinario di Filosofia Morale all’Università di Chieti, il prof. Luigi Borriello, Direttore della collana Testi Mistici, e il Prof. Don Giuseppe Costa, SdB, Direttore della Libreria Editrice Vaticana.
Sarà presente l’Autrice.
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Università Cattolica del Sacro Cuore

sabato 20 febbraio 2010

L’Oltre guarda al debole

Un filosofo della scienza smentisce che la fede debba costituirsi in religione civile; una studiosa di etica rimarca l’apertura trascendente come possibilità «laica» del Vero.
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Ceruti: «Il cristianesimo laicizza la storia. Ripartiamo da Girard»
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«Oggi la funzione culturale del cristianesimo è di non stabilirsi come religione civile ma fare esercizio e pratica dell’incontro e dell’ascolto dell’altro». Mauro Ceruti, docente di epistemologia genetica all’università di Bergamo, rilancia nel campo «laico» la portata secolarizzante del messaggio cristiano per un dialogo fruttuoso.
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In «Le due paci» (Cortina) lei scrive che la secolarizzazione non va perduta come risultato positivo della storia. Ma cosa non ha funzionato se oggi cresce l’indifferenza religiosa e l’ostracismo laicista?
«Si è avuta una progressiva banalizzazione di tre processi: la secolarizzazione, la cui enfasi positiva è una delle scoperte del Concilio Vaticano II; in secondo luogo, la laicità che spesso viene contrapposta alla Chiesa mentre essa è frutto della rivoluzione di un Dio che regna dalla Croce, e non da un trono; lo spirito scientifico, che nasce da una desacralizzazione della natura».
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Come mai allora questi valori "cristiani" si manifestano oggi come anticristiani?
«La secolarizzazione è prevalsa in una sua deriva, ovvero quella consumistica delle società avanzate in un disincanto del mondo in cui non matura più la domande del trascendente. Prevale solo il consumo e questo causa un’asfissia spirituale generando l’esperienza di voler tutto e subito. Questo ha annullato ogni processo verso l’Oltre, un processo umano prima che religioso. In Europa questo si è trasformato in un laicismo riduttivo che presume di far vivere la laicità nello spazio pubblico privo di simboli religiosi, per cui la stessa natura del simbolo dell’uomo viene azzerata».
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Quando questo è avvenuto?
«La data-soglia è il 1989, anno fino al quale – anche tra i credenti – era scontato pensare che le religioni avrebbero avuto un ruolo di sempre minor influenza sulla realtà: era condiviso lo schema marxista per cui la religione fa parte della sovrastruttura. Poi dopo il 1989 le religioni hanno fatto una nuova, straordinaria irruzione nella storia. Va sottolineata l’intuizione di Karol Wojtyla che già nel 1986 chiamò a pregare insieme ad Assisi i rappresentanti della diverse religioni (fatto poi ripetuto nel 2002) in un momento in cui le religioni parevano al lumicino. Il secondo incontro di Assisi fu pure profetico perché si era sull’orlo di guerre in nome della religione (che qualcuno pure fece). Queste invocazioni di Dio hanno dimostrato quanto sia stato decisivo il processo laicizzante del cristianesimo nelle vicende della comunità umana. In quegli anni Samuel Huntington teorizzava lo scontro di civiltà in nome delle differenti religioni. E si è troppo dimenticato quanto Giovanni Paolo II fece perché non si compisse nemmeno un passo verso il conflitto di civiltà su base religiosa».
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Lei è un grande conoscitore di René Girard. Può la proposta del grande pensatore francese diventare un alfabeto per il "cortile dei gentili"?
«Sì. Ho trovato in Girard una lettura antropologica dei testi del Nuovo e Antico Testamento, come cifra adatta per esplicitare un confronto con i gentili su quel grande Codice dell’umanità che è la Bibbia. Nei nostri colloqui mi diceva: "Nei miei libri non aggiungo nulla al vangelo, faccio solo un tentativo di lettura antropologica, in base alla sola ragione, di quel messaggio evangelico che è teologico". Il vangelo introduce nella storia un punto di discontinuità dal punto di vista razionale visto che racconta dal punto di vista della vittima e non del carnefice. Per questo auspico nell’atrio dei gentili la possibilità di usare la ragione figlia del cristianesimo, ovvero un dialogo che è accoglienza dell’altro. Quindi questo "cortile" può diventare uno spazio laico e razionale in cui per il cristiano vi è il compito non di affermazioni dogmatiche bensì di testimoniare».
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Boella: «Prendiamoci cura degli altri. Il dialogo contagi tutti»
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Laura Boella, docente di filosofia morale all’Università Statale di Milano, vede nella carità cristiana l’argomento oggi più convincente per suscitare la nostalgia di Dio. E rivendica anche per chi non crede la possibilità di un «oltre» rispetto al mondo «troppo umano» che ci è davanti.
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Lei si è occupata di empatia: il dialogo tra cattolici e laici può rientrare in questa dimensione?
«Penso sia importante un atteggiamento di confronto con il mondo in cui vengano messe al centro le questioni etico-politiche. Questo interesse passa per una preoccupazione verso chi vive insieme a noi, un atteggiamento per cui dobbiamo mettere al centro il valore della presenza degli altri. Pur in conflitto con altre impostazioni – come le esperienze teoretiche o economiche – questo valore etico-politico deve essere riaffermato nella sua pari dignità. In tutte le cose che facciamo è molto evidente che "ne va di qualcos’altro". Per un credente questo risulta abbastanza immediato, ovvero il fatto che nella vita vi è un significato non solo pubblico, ma che riguarda la sfera della fede. Per un non credente questo è più indiretto e riveste formulazioni molteplici. Per me, ad esempio, questo si intreccia con il mio indagare la verità, che intendo come "sincerità" e "dire il vero". Il lavoro intellettuale come ricerca del vero: questo è un processo che accomuna credenti e non credenti. Nella nostra vita riscontriamo un piano umano, "troppo umano", e uno trascendente: già a questo livello vi è una scelta di valore. Per me tale prospettiva assume il volto del "ne va di qualcos’altro" quale apertura al mondo: un varco verso l’oltre, al di là del piano terrestre fatto di carriera, obbiettivi, scopi che hanno un senso solo umano».
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Uno dei suoi più recenti campi di indagine è la neuroetica (come si intitola un suo volume edito da Cortina). Le neuroscienze possono essere un campo di confronto positivo fra laici e cattolici?
«Ritengo che tra la due culture, quella filosofica e quella scientifica, per non dire quella teologica e quella della scienza, sarebbe insensato riproporre uno scontro tra visioni del mondo. Oggi la scienza ha un così grande successo presso il grande pubblico che sta diventando una sorta di "metafisica popolare". Di fronte a questo sento il dovere, in quanto cittadina ed intellettuale, di creare uno spazio di dibattito come ho cercato di fare con la neuroetica, in cui le prospettive delle scienze sperimentali vengono fatte parlare in altri linguaggi, e i dati sperimentali parlano a me, che sono filosofa. In pratica, si tratta di integrare con una prospettiva morale lo schema dello scambio di esperienze, ovvero l’empatia».
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Che le suggerisce l’immagine del "cortile dei gentili" richiamata dal Papa?
«Mi ha fatto venire in mente Ernst Bloch e il suo Ateismo nel cristianesimo del 1968; si era in una stagione di dialogo tra cristiani e marxisti. E Bloch diceva, dopo aver frequentato dei teologi, che il dialogo non è tale se i due soggetti restano identici. Mi chiedo: il "cortile dei gentili" non dovrebbe poi far sì che chi vi partecipa si sposti un pochino dalle proprie posizioni? Non pretendo che si cambi pelle in questo confronto, ma di avviare un incontro intermedio in cui intervallare la propria esperienza con uno "spostamento" lieve e momentaneo rispetto alle proprie idee. Chi crede e il non credente lasciano da parte le proprie certezze. Ma siamo davvero disposti a metterci un po’ a rischio?».
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Cosa vede prioritario da parte del mondo cattolico per l’oggi?
«È fondamentale declinare il divino in termini di amore, ovvero di pietas divina verso le debolezze degli uomini. Oggi vi è una forte fragilità antropologica, per cui c’è bisogno di un’attenzione intrisa di pietas per la debolezza. Penso che questo sia uno dei modi più potenti con cui Dio può riprendere posto nell’esistenza umana».
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Lorenzo Fazzini

giovedì 18 febbraio 2010

Nuove prove sull'autenticità della Sacra Sindone?

Prosegue l'antica diatriba tra scienza e fede.
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Ora, alcune tracce di scritte impresse sul telo della Sindone riemergono alla luce come prova, secondo la studiosa Barbara Frale, che l'antico sudario risalga agli inizi del primo secolo e vi fosse stato avvolto un uomo chiamato Gesù Nazareno.
Nel saggio «La Sindone di Gesù Nazareno», l'officiale dell'Archivio segreto vaticano, Frale, ricostruisce e decifra delle scritte in greco, latino ed aramaico, già emerse nel 1978 esaminando alcuni negativi fotografici. Nel libro, la studiosa si muove nel terreno dell'archeologia e della paleografia, con un lavoro di confronto e deduzioni, per rilevare una dicitura che parla di un uomo, «Gesù Nazareno», che nell'anno 16 dell'impero di «Tiberio», una volta «deposto sul far della sera», dopo essere stato condannato «a morte», da un giudice romano «perché trovato» colpevole di qualcosa, viene avviato a sepoltura con l'obbligo di essere consegnato ai familiari solo dopo un anno esatto. «Secondo la legge ebraica del tempo - ha spiegato la studiosa - per i casi estremamente gravi, dopo la crocefissione, vigeva anche una pena post mortem secondo la quale la salma doveva andare in esilio per un anno e non poteva essere posta nella tomba di famiglia perché avrebbe contaminato anche gli altri cadaveri».
Ecco spiegata l'esigenza di un funzionario che compilasse una sorta di "cartellino" alla salma per ritrovarla alla scadenza della pena. A comporla, «un uomo che scrive con una scrittura arcaicizzante - ha sottolineato la Frale - quindi già anziano per l'epoca». Mentre il mix linguistico di latino, greco e aramaico in cui compare la dicitur, si spiega ricordando che «nella Gerusalemme del I secolo solo il governatore romano conosceva il latino, ma gli atti dei processi dovevano essere in latino. La lingua ufficiale invece era il greco mentre la popolazione parlava l'aramaico».

La studiosa, sempre professando di non voler «entrare in questioni di tipo religioso come ad esempio l'autenticità della Sindone in relazione al mistero della Risurrezione, problema che lascio ai teologi», ma solo nella veste di «storico e archeologo», propone anche altre suggestioni scientifiche che portano ad identificare il velo come il sudario di Gesù Cristo. «L'uomo della Sindone ha le mani giunte sul pube come da usanza ebraica, ma capovolte, come a voler dire che egli si può presentare anche senza chiedere misericordia perché è un giusto», ha concluso la Frale.
Secondo Pierluigi Baima Bollone, tra i maggiori studiosi della Sindone e professore emerito di medicina legale all'università di Torino, «che ci siano delle scritte sulla Sindone si sa fin dagli anni '70. Da quando furono notate da un farmacista di Stradella che si rivolse a un celebre professore, specialista di antiche scritture all'università di Milano: il professore notò attorno al volto le scritte INNECE (in morte) e NAZARENUS. Ma altri studiosi della Sindone hanno riconosciuto lettere diverse e le interpretazioni sono molte, tanto che il francese André Marion le ha chiamate "scritte fantasma". Anche la Frale ha ora offerto la sua interpretazione, una delle tante su queste scritte. Tutti speriamo siano vere, ma in realtà queste scritte erano già apparse in alcune foto del 1931. Però nessuno ne ha mai chiesto la prova chimica. Di provato non c'è nulla a riguardo. Ma esistono tanti altri elementi che fanno risalire la Sindone al tempo di Gesù. A cominciare dai tre tipi di polline ritrovati sulla Sindone che crescono in un unico posto al mondo contemporaneamente: sui monti attorno alla Giudea. Sul tessuto funerario di nessun'altra persona esistono le tracce della Passione, come riportato dal Vangelo.
L'unica prova contraria sarebbe quella della datazione alla quale si è risaliti con il carbonio, ma anche il professor Ramsey di Oxford, che effettuò gli esami, è tornato sui suoi passi ammettendo di essere stato incauto nel definire la Sindone una delle tante false reliquie medioevali».
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Fonte: ILTEMPO.it

Nella foto: Sacra Sindone (Gesù coperto dal Sudario - illustrazione di Gianbattista delle Rovere,
Palazzo Accademia delle Scienze - Galleria Sabauda - Torino)

mercoledì 17 febbraio 2010

Olivier Clément, I visionari. Saggio sul superamento del nichilismo

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Oggi, nell'Europa occidentale, il nulla è diventato l'orizzonte della nostra cultura, le cui passioni morenti vengono così esasperate. Tale nichilismo ha radici lontane che qui alcuni personaggi tendono a mostare. In particolare hanno necessariamente condotto al vuoto i messianismi della storia. Le tentazioni di ridurre l'uomo sono approdate alle guerre totali, ai regimi totalitari, all'annientamento di una parte del Terzo Mondo.
L'uomo comunque non ha capitolato. L'era post-moderna comincia con la scoperta della persona irriducibile, con il ritorno della morte nel pensiero, nel linguaggio, nella preghiera forse, con l'affermazione della donna e la sua trasfigurazione verso l'immagine della Madre di Dio come nella controcultura russa contemporanea.
Nel cuore del nichilismo si erge così quel Dio che si fa uomo per vincere la morte e l'inferno. Al mistero del male la Resurrezione non risponde ma corrisponde: fosse vissuta qui e ora in una spiritualità creatrice dove la "rivoluzione del Cristo" sud-americana il senso mistico della terra e della bellezza dell'Oriente cristiano potessero raggiungersi e fecondarsi.
Hanno un posto, in questa civiltà planetaria che Pierre Emmanuel annunciava, i simboli delle religioni asiatiche e delle tradizioni arcaiche, per una poetica rinnovata della comunione.
Molti visionari attraversano dunque queste pagine, gli uni dal sole nero, gli altri dal "sole di giustizia". Quest'ultima espressione appartiene alla "Donna vestita di sole", alla rinascita spirituale ancora semisotteranea, cui dedico questo libro.
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martedì 16 febbraio 2010

Umberto Veronesi: quando scienza e fede non possono andare insieme

Attualità : Focus
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ROMA - Chi pensava che l’epoca dei lumi avesse espresso il suo meglio nel XVIII Secolo, dovrà ricredersi dopo aver letto l’intervista rilasciata giovedì 4 febbraio dal Professor Umberto Veronesi a Sky TG24.
In detta intervista, il nostro più famoso oncologo ha infatti affermato che: "Scienza e fede non possono andare insieme perché la fede presuppone di credere ciecamente in qualcosa di rivelato nel passato, una specie di leggenda che ancora adesso persiste, senza criticarla, senza il diritto di mettere in dubbio i misteri e dogmi che vanno accettati o, meglio, subiti".
Secondo Veronesi la religione, per definizione, è integralista, mentre la scienza vive nel dubbio, nella ricerca della verità, nel bisogno di provare, di criticare se stessa e riprovare. In sostanza - è la sua tesi - si tratta di due mondi e concezioni del pensiero molto lontani l’uno dall’altro, che non possono essere abbracciati tutti e due.
Ora, se è innegabile che tutti beneficiamo degli incredibili progressi che la scienza ha compiuto negli ultimi secoli, questo non comporta automaticamente che si debba circoscrivere tutta l’esperienza umana ai soli ambiti dei quali la scienza si può occupare. Nessuna scienza empirica infatti potrà mai verificare l’esistenza (o la non-esistenza) di Dio, come nessuna scienza potrà mai verificare l’amore che una persona dice di provare per un’altra.
La scienza è, per sua stessa natura, empirica e fondata sul ripetibile mentre Dio è, per chi crede, puro Spirito e dunque assolutamente non riducibile a categorie analitico-sistematiche. Similmente, l’uomo della scienza - puro corpo - è “misurabile”, mentre l’uomo della fede - spirito, anima e corpo - ha una dimensione trascendentale che non potrà mai essere esaurita da nessuna logica puramente umana.
Scienza e fede sono poste su due piani diversi; la metafisica è – per definizione – al di là della fisica (metà ta physikà, «al di là delle cose fisiche»), motivo per cui la tesi della contrapposizione tra scienza e fede “per definizione” è semplicemente falsa, come del resto stanno a testimoniare, oltre al buon senso, fior di scienziati di oggi e di ieri.
Se esistono, come purtroppo esistono, religiosi integralisti, questo non è mai da attribuirsi alla religione tout court, che, quando è vera, vive di Spirito prima che di lettera. Parimenti non si potrà incolpare la scienza se esistono, come purtroppo esistono, scienziati integralisti che pretendono di spiegare la realtà esclusivamente con metodi analitici e sperimentali trasformando, loro malgrado, la scienza in religione e loro stessi in idolatri.